Cellule e parrucche

Oggi sono stata in day hospital dalle mie Mervigliose infermiere..
Una bellissima giornata per viaggiare in treno con la musica a palla e canticchiando canzoni super leggere e positive..
Sono arrivata in ospedale e ho trovato Maria,una collega di patologia. Io dovevo solo fare la solita puntura di Denosumab per rimpolpare le mie ossa, lei due settimane fa ha dovuto asportare una parte di un seno ed equilibrare di dimensione l’altro. Mentre siamo lì ad aspettare che ci chiamino nella sala dottori lei mi fa capire che non ha tanta voglia di farsi bucare oggi..
Io le ricordo che di momenti difficili ne abbiamo passati di peggiori e lei mi da ragione con un mega sorriso..
Poi mi guarda bene e mi chiede se sono di Milano.. Alla mia risposta affermativa mi sbalordisce e mi fa emozionare dicendomi: “sai che ho in testa la tua parrucca?”
Questa frase mi ha fatto venire contemporaneamente brividi e lacrime (mi commuovo molto facilmente,saranno gli ormoni?!).
Due donne che non hanno nulla in comune se non delle cellule impazzite e una parrucca!!
Maria mi ha raccontato la sua storia, mi ha detto di avere un figlio di 13 anni che sa tutto della malattia e che le ha chiesto di utilizzare la parrucca solo quando va a prenderlo a scuola perché non ne vuole parlare con i compagni..
Quella stessa parrucca che servì a me per non far stare in pena mio fratello che in quel momento viveva in America.. Una lontananza di chilometri e ore di fuso orario che ho fatto davvero fatica a sostenere.. Mi è mancato molto il suo supporto..
Ma ora è qui e so che non mi mollerà troppo facilmente!
Lui, un fratello che amo da matti e di cui sono molto orgogliosa..

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